Top

Steven WilsonSteven Wilson

 

ODE ALL’IMPERFETTO

 

Steven Wilson si prende una vacanza dagli impegni con i Porcupine Tree e con i Blackfield per dare un seguito al primo album pubblicato a suo nome, il fondamentale Insurgentes. Saprete già che il doppio Grace for Drowning è il disco che mancava alla storia del rock da oltre quindici anni, più o meno da quando Jeff Buckley, con un altro Grace, aveva cominciato a ridefinire la sintassi della nostra musica. Il punto di partenza di Steven è un po’ diverso, e gli apparenti rimandi del titolo (quell’inquietante “drowning”…) sono semplici coincidenze, come ci ha spiegato lui stesso in un recente faccia a faccia.

 

 

STEVEN WILSON 

Grace for Drowning

KScope

Ci sono dischi che suonano come pagine di storia fin dal primo ascolto: in Grace for Drowning se ne trovano addirittura due (Deform to Form a Star e Like Dust I Have Cleared from My Eye), poco oltre i 40 minuti di durata, ciascuno con una sua fisionomia autonoma e allo stesso tempo inscindibilmente complementari. Era tanto che la grande mappa del rock progressivo non veniva aggiornata con una pietra miliare di questa portata: pur se sarebbe il caso di parlare più correttamente di rock “in progress”, secondo quel concetto più ampio che comprende sì i King Crimson e i migliori Jethro Tull ma anche gruppi come High Tide, Soft Machine e persino Centipede, che così “rock” non erano. Di crimsoniano c’è molto in questo lavoro, e non tanto per la presenza di ospiti come Pat Mastellotto e Tony Levin: piuttosto, per quelle cellule jazz naturalmente integrate in un tessuto fortemente narrativo, come ai tempi di Tippett e Mel Collins. Qui sax e flauti sono appannaggio di un colossale Theo Travis, a stringere il legame con Canterbury completando la carta topografica dei riferimenti di Steven Wilson. Il quale da par suo si esprime in un linguaggio attuale e originale, nel fraseggio della chitarra, nei testi gotici, negli arrangiamenti di archi morriconiani e di cori che attivano fuggevoli sprazzi di epica wagneriana. Ma lo fa con un rischio dell’avventura e un calore analogico dal gusto antico.

Enrico Ramunni

 

Sul numero di ottobre di Rockerilla trovi l’intervista a Steven Wilson di Enrico Ramunni.