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ROBERT GLASPER EXPERIMENT

Sesto San Giovanni (MI) | 27 luglio 2017| Carroponte

Fra vent’anni parleranno di Robert Glasper come di uno dei padri della new black wave. Robert è forse colui che prima di ogni altro ha intuito le possibilità aperte dal modernismo in ambito black. Come Kamasi, il pianista texano ha contribuito a riportare il jazz in mezzo alla strada, o nella fattispecie sul palco pop del Carroponte, attirando l’attenzione di diverse centinaia di persone.

Attenzione meritata: Glasper e i suoi quattro fedeli (su tutti, il clamoroso batterista Mark Clonenburg e Casej Benjamin, preso ad armeggiare con sax e vocoder) non hanno deluso le aspettative.

L’Experiment ha esteso la durata dei brani registrati su disco con naturalezza, dimostrando di essere in sintonia con il concetto cardinale del jazz (l’improvvisazione), e anzi rischiando in alcuni momenti persino di debordare, di dilatare le trame anche al di là del necessario. Poco male: Cherish The Day è commistione fra r’n’b freschissimo e strutture aperte che avrebbero fatto la gioia di Miles Davis e di Herbie Hancock. Il solo del sax, coltraniano fino al midollo, è stato la ciliegina sulla torta.

Il batterista ha fatto la differenza praticamente ovunque: Clonenburg è una fra le maggiori macchine genera beat in circolazione, sprigiona intricati giri ritmici che avviciano le sincopi robuste dell’hip hop alla libertà espressiva “vaporosa” di tanto jazz. Mark con le mani completa un’operazione che per tutti gli altri pretende il ricorso alla strumentazione elettronica, tant’è vero che in diversi momenti l’orgia sonora è tamente ricca e scomposta da sfiorare l’IDM più evoluta.

Glasper è un intrattenitore, ma anche e soprattutto un pianista capace di mettere da parte un certo esibizionismo per risultare pulito ed essenziale: la ricetta di Hancock si arricchisce di spunti di derivazione diversa (r’n’b in primis) e, pur nella linearità delle trame, avvicina forse più di qualunque altra proposta contemporanea l’idea stessa di musica nera totale.

L’elaborata versione live di Find You, uno fra i pochi pezzi estratti dall’ultimo Artscience, è uno dei momenti più alti: quasi tutti gli strumentisti possono prodigarsi in soluzioni originali, destrutturando e amplificando l’eco del discorso messo su disco. Musica senza fondo e senza confini: ne parlava Miles Davis quando sbalordiva il mondo con i suoi incredibili live giapponesi (Panagea), e Glasper oggi è accreditato come suo massimo erede spirituale.

Francesco Buffoli

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