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MATTIA COLETTI

The Land
Wallace
Con questo quarto album Mattia raggiunge una maturità espressiva e una coerenza semantica veramente straordinarie.
Se in alcuni casi il rimando a un uso obliquo della chitarra sono evidenti, come le buone letture, da Fred Frith a Roy Montgomery, qui colpisce l’approfondimento dello studio del profondo, come se la chitarra acustica fosse infettata da pulviscolo cosmico elettronico caduto da nobili scaffali sovrastanti. Già il brano di apertura dell’album, Pitagora, la dice lunga.
Infatti ammalia l’uso della chitarra acustica in un ebbra libertà che fugge dalle regole, verso mari scuri e aperti, senza nessuno al timone. Il brano che da titolo all’album, tra le tracce migliori, ne è perfetto esempio: quasi un mantra elettroacustico dove il tempo viene flesso verso una irrefrenabile gioia interiore che sgorga come sorgente ipogea a metà del brano.
Wind Glass, brano meditativo vede ancora la chitarra come protagonista, gli accenti sottolineati da lievi percussioni: l’inizio è soffice e ipnotico come se il vibrato della chitarra scandisse il tempo. Progressivamente suoni distorti e noise avvelenano mentre il tempo scandito dal vibrato ci anestetizza i sensi, non consentendo alle difese di reagire. Tape and Crackle è ancora una volta gioco di chitarra acustica e percussioni ottenute dalla tavola di abete della medesima, questa volta senza virus. Un disco davvero ispirato.
Massimo Marchini