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Giulia’s Mother #seguilazattera day5

Il Po non è mai lo stesso. Non parliamo soltanto di luci, della portata, dei detriti che scorrono fino alla foce. Il Po è un complesso organismo vivente. Si sposta, mangia rive ed arbusti, conduce altrove sabbia e imbarcazioni. Al mattino presto ci mostrano un ampio isolotto che lo scorso anno si era mangiato oltre centocinquanta metri di acqua. Poi il fiume si è ripreso quel che era suo dopo appena due giorni di pioggia intensa.

Oggi il cielo è di un grigio uniforme. Una di quelle giornate che appiattiscono le luci, in cui non capita niente: né pioggia, né sole. Il fiume si lascia navigare, ma lascia fluttuare la sensazione che ci voglia sempre attenzione, e l’attenzione porta alla fatica. La vegetazione resta la stessa per chilometri, la larghezza del fiume si stabilizza, la corrente si riduce a un lieve tremito e in superficie arrivano i tronchi lavati dalla pioggia dei giorni scorsi. Sembra irriverente dirlo ma oggi il Po è sporco e monotono.

Prevale un silenzio che potrei definire assordante. In quel vuoto pneumatico i pensieri volano per conto loro e inseguirli diventa uno sforzo inutile. Ci alziamo in piedi, lo sguardo resta libero e semplicemente non succede niente. Poi la band si scuote e si guarda intorno con più leggerezza. Comincia ad affiorare la consapevolezza di avercela fatta. Ma alla soddisfazione si contrappone già una velata malinconia per questa avventura che sta per finire. Il mare non è lontano e quasi ne sentiamo il sapore.

La tappa di oggi sarà leggermente più corta delle altre e ci porterà a Ro Ferrarese. Oggi ci sarà un ospite: Dardust ci raggiungerà per registrare il quinto brano inedito dei Giulia’s Mother. La sensibilità dell’autore marchigiano l’ha portato a dividersi con pari efficacia tra la scrittura pop e la contaminazione tra classicismo e la rigorosa elettronica del nord Europa. Siamo curiosi di scoprire quale vestito verrà cucito addosso a Closeness, la canzone che viene regalata in anteprima esclusiva per Rockerilla.  Sul disco questo brano sarà l’unico realizzato solamente con voce e chitarra. Carlo si appoggia al molo e si abbandona concentrato all’ascolto; Andrea ne intercetta lo sguardo per qualche attimo, la band è in simbiosi perfetta anche in questo leggero distacco.

La struttura della canzone è piuttosto semplice, una manciata di arpeggi morbidi che rinuncia alla complessa trama di effetti che Andrea solitamente utilizza. Dardust pennella con il pianoforte aggiungendo un lieve riverbero. Intorno perfino il fiume sembra riconoscere la potenza di questa intimità: lentamente scorre una canoa sotto al molo, un camion sparisce in lontananza, tutto si quieta.

Cosa è reale e cosa è una proiezione dei nostri desideri? Quali sono le certezze sulle quali possiamo contare? E soprattutto, abbiamo il controllo di quello che ci può ferire? Misurare la distanza delle nostre percezioni può essere un esercizio fuorviante, questione di messa a fuoco. Questo smarrimento assomiglia al tremore che abbiamo descritto ieri: basta una vibrazione minima per renderci incerti, vulnerabili.

Ma ora puntiamo diritti al mare.

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