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Brutal Assault

Jaroměř (CZ) | Forezza Josefov | 10-13 Agosto

A Jaroměř, situata a 130 chilometri a sud di Praga, si tiene ogni anno, tra le mura della splendida fortezza Josefov, uno dei festival di metal estremo più rinomati e longevi d’Europa: il Brutal Assault. L’evento, arrivato alla sua ventunesima edizione con una scaletta allettante dedicata sia a headliner di grosso calibro (1349, Abbath, Behemoth, Ministry, Arch Enemy) che a realtà decisamente più underground come i polacchi Thaw e i tedeschi Darkened Nocturn Slaughtercult, non offre solo concerti live. All’interno della Fortezza si trovano una moltitudine di punti vendita della merch esclusiva del festival e delle band in programma, oltre a vari banchetti dedicati alle prelibatezze e alle birre locali, note in tutto il mondo soprattutto ai palati più esigenti. La scelta di leccornie è svariata all’inverosimile, tanto che ai vegani è dedicata un’intera via, la Vegan Street. Tra un concerto e l’altro nei due parchi principali (Jägermeister e Metalshop) e nel tendone (Metalgate) il pubblico ha quindi la possibilità di recuperare il fiato nelle tavolate posizionate tra le due aree della Fortezza. Un altro punto chiave del festival è la collinetta adibita a area VIP che si trova di fronte ai due palchi principali, il cui accesso è disponibile senza alcun costo aggiuntivo per gli ospiti dei due hotel a Hradec Králové, convenzionati con il festival: il Cernigov e l’Alessandria, situati a soli 40 minuti di bus messi a disposizione gratuitamente da parte degli organizzatori. La vista è spettacolare soprattutto in tarda serata, al chiaro di luna. Quest’anno per la prima volta in assoluto è stato introdotto un metodo di pagamento “cashless” che consente al pubblico di caricare sul microchip del braccialetto del festival, sia on line che in loco, delle somme in valuta da poter poi spendere all’interno del festival senza preoccuparsi di portare contanti. Per completare il quadro perfetto, il responsabile del festival Tomáš Fiala è orgoglioso di presentare quest’anno un’esibizione di opere d’arte dedicata ad artisti locali, la Art Brut All.

 

Il Brutal Assault non è soltanto un festival, è un’esperienza da vivere appieno.

 

Day 1

L’accesso alla Fortezza procede purtroppo un po’ a rilento, sia per il tempo che oggi non gioca a favore che per la consegna dei braccialetti cashless. Sono intoppi prevedibili per festival di questa dimensione e nonostante gli organizzatori facciano visibilmente il possibile per migliorare la situazione delle file all’ingresso, la rabbia aumenta per i fans che si perdono gli americani Goatwhore. Ma ci pensano gli svedesi del momento, i Tribulation a risanare il cattivo umore con una performance stellare, che culmina con una versione particolarmente adrenalinica della super-groovy Melancholia. Il death tradizionale degli americani Gruesome colpisce per maestria e toni trascinati. Divini come sempre i Neurosis, puro death a Stelle e Strisce lanciato sotto la pioggia torrenziale e in contrasto totale con il sound classicheggiante dei connazionali DevilDriver che li precedono: è un grande piacere notare che gli anni per il frontman Dez Fafara sembrano non passare mai. La sequenza a Stelle e Strisce continua con le mitragliate dei Dying Fetus, la batteria del temerario Trey Williams culmina nella bombastica One Shot, One Kill. Tra i grandi attesi della giornata ci sono i Mastodon con le loro atmosfere intense e intossicanti anche se, purtroppo, il loro show deve essere tagliato corto, dato che si accavalla con quello degli Shining di Niklas Kvarforth, performance imperdibile ad ogni festival. Il frontman scatena il proprio impeto nella violenta Vilja & Dröm, resa particolarmente magnetica e cupa grazie agli affreschi chitarristici del bravissimo Peter Huss. Il paragone di questa chicca live non regge con Abbath, ex frontman dei leggendari Immortal: il nostro appare scollegato dal pubblico e, a parte qualche peripezia da parte del bassista King Ov Hell, il set manca di brio e sostanza. Con le note eteree in sottofondo della californiana Chelsea Wolfe, dal Metalgate parte la brutalità black/noise/experimental dei polacchi Thaw, che già si erano fatti notare all’ultima edizione di Inferno (http://www.rockerilla.com/inferno-metal-festival-2/). Incappucciati e nascosti da una barriera di fumo impenetrabile, i Nostri si lanciano in un set epico, il sound è semplicemente impeccabile, lancinante e al contempo ricco di struttura creata da ogni singolo membro.

 

Day 2

Il tempo sembra dare dei segni di miglioramento, tanto che, con l’arrivo dei tedeschi Obscura, appare il sole. Ottima performance da parte del gruppo del chitarrista Steffen Kummerer, che anche oggi passa la prova a pieni voti con i suoi assoli tecnici sparati a mille. Segue la furia irrefrenabile degli Aborted: guidati dal frontman Sven De Caluwe con il suo growling cavernoso, i belgi propongono il loro ultimo album Retrogore in versione live all’ennesima potenza. Con i The Black Dahlia Murder le temperature rimangono elevatissime: le peripezie chitarristiche di Brian Eschbach e Brandon Ellis, ultimo arrivato in formazione, esplodono nella rovinosa Abysmal resa ancora più infuocata dalla forza motrice del frontman Trevor Strnad. I ritmi rallentano con il norvegese Ihsahn e il suo prog black seducente nato dall’evoluzione del sound tradizionalmente black dei leggendari Emperor, che si addice alla perfezione al tramonto spettacolare. Il set offre una musicalità elevata che spicca nella sequenza Hiber e Pulse. La splendida Celestial Violence viene eseguita magicamente in duetto con Einar Solberg dei Leprous, previsti l’indomani al Metalgate. Il pubblico è pronto per una delle sequenze più memorabili del festival: gli americani Immolation, nonostante siano ridotti a tre membri per problemi logistici, regalano ai fans un set divino, con versioni   letali di Kingdom Of Conspiracy e The Purge. I connazionali Exodus continuano i ritmi schiacciasassi con il loro thrash intramontabile. Blood In, Blood Out manda tutti in estasi totale. La performance dei francesi Gojira viene seguita dai Ministry di Al Jourgensen con una partenza un po’ a rilento nella presentazione del nuovo materiale che non convince troppo, ma con l’arrivo di classici quali Stigmata, Just One Fix, Thieves e la diabolica N.W.O., ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un frontman eterno, solo da rispettare. Gli australiani Parkway Drive calmano le acque con il loro metalcore che comunque attira un buon numero di fan, desiderosi anche di non perdere un solo istante del francese James Kent, aka Perturbator, che lancia sequenze synth agghiaccianti dagli inferi della sua piattaforma dj. Il preludio perfetto al set più atteso della seconda giornata: la furia black dei norvegesi 1349 che propongono alla folla del Brutal Assault il loro ultimo capolavoro Massive Cauldron Of Chaos nella sua interezza, performance divina che inizia con l’arrivo del batterista Frost in versione mangiafuoco. I vocalizzi del frontman Ravn culminano nella maligna Cauldron.

 

Day 3

Spetta agli inglesi Bury Tomorrow il compito di apripista della terza giornata. Segue il set degli svedesi Grave che, nonostante una serie di intoppi tecnici, si dimostrano all’altezza della situazione e finiscono il loro set in bellezza con il loro classico Into The Grave. La torcia viene passata ai canadesi Voivod, ospiti immancabili ad eventi di questo calibro. La loro performance divina oscura completamente quella degli olandesi Textures, ai quali sembra mancare un po’ di carica, anche se il sound compensa un’atmosfera troppo affievolita. Al set dei greci Septic Flesh non manca nulla, il loro sound epico e ricco di sonorità orchestrali è reso ancora più intenso dal carisma del frontman Spiros Antoniou. Dopo l’hardcore-punk degli svedesi Raised Fist è la volta dei grandi attesi Obituary. Le bombardate chitarristiche di Trevor Peres esplodono in Century Of Lies, traccia portante dell’ultimo album Inked In Blood. Gli svizzeri Coroner offrono un set più controllato con il loro death meno tradizionale e indubbiamente più tecnico. I ritmi si fanno più melodici con le sonorità inebrianti dei portoghesi Moonspell, che preparano il terreno alla perfezione per i norvegesi Satyricon ai quali spetta lo scettro per la performance migliore della terza giornata. Nemesis Divina viene eseguita senza alcun calo di tensione dall’inizio alla fine, le rullate di Frost, ripreso dal set dei 1349 della sera precedente, sono il punto di forza di tutto il set. Dal Metalgate ci sono anche i connazionali Taake: nonostante visualmente i Nostri lascino un po’ a desiderare, l’esecuzione del classico Nordbundet e della più recente Orm, tratta dall’ultimo album Stridens Hus, li conferma come una delle realtà live più rilevanti in ambito black. Purtroppo il loro set si accavalla con quello degli Arch Enemy seguito dagli svedesi Dark Funeral, un’altra realtà black di rilievo. In tour a supporto del loro ultimo album Where Shadows Forever Reign con Andreas Vingbäck aka Heljarmadr nel ruolo di nuovo frontman, la formazione di Lord Ahriman scatena l’entusiasmo collettivo del pubblico, ammassato sotto il palco nonostante la pioggia torrenziale con la maligna Unchain My Soul, traccia di apertura epica e grandiosa del nuovo lavoro. Il loro classico My Funeral è eseguito con passione e veemenza, le fiamme si scatenano ai bordi del palco, in perfetta sintonia con l’irruenza del drumming di Dominator.

 

Day 4

L’ultima giornata parte con gli ungheresi Ektomorf che non convincono, ma ci pensano gli americani Stuck Mojo a smuovere le acque con il loro rap metal reso elettrizzante dalle peripezie del frontman Robbie J. Fonts. Dopo la parentesi melodic death dei finlandesi Omnium Gatherum dal Metalgate, è la volta dei connazionali Insomnium e Moonsorrow: questi ultimi danno avvio a un set grandioso con il loro nuovo cavallo di battaglia Jumalten Aika, eseguita splendidamente grazie alla successione di riff imponenti dal taglio melodico. La loro presenza è da premiare, come lo è quella dei veterani dell’hardcore a Stelle e Strisce Agnostic Front, che ripercorrono la loro estesa discografia con dei classici sempre ben accolti dal pubblico quali The Eliminator e Victim In Pain, per concludere con una cover particolarmente rovente di Blitzkrieg Bop dei Ramones. Tra le band più attese dell’ultima giornata, non potevano mancare i polacchi Behemoth: alle note della splendida Blow Your Trumpets Gabriel il frontman Nergal avanza sul palco con la sua ineguagliabile solennità. Il set si evolve tra sonorità cupe e grandiose che culminano nella sequenza Conquer All e Chant For Eschaton 2000. I tedeschi Destruction iniziano il conto alla rovescia, con il loro set ricco di fiamme incontrollabili e improvvisazioni con tanto di macellaio inferocito che simula una furia assassina nei confronti del chitarrista Mike Sifringer. Dopo il set deludente dei polacchi MGLA, band che decisamente rende di più in ambiti più contenuti, è la volta dell’orgoglio italiano Ufomammut con il loro sludge super tecnico e dei maligni Darkened Nocturn Slaughtercult, che chiudono il festival con un set che riproduce il terrore e l’oscurità eterna degli infieri, grazie ad un black maligno e tormentato. La fontwoman Yvonne Wilczynska aka Onielar è da lodare per la sua presenza sul palco, il suo corpo sinuoso si muove tra le fiamme con una forza magnetica.

 

L’annuncio dei leggendari Emperor come i primi headliner mette la ventiduesima edizione già in moto: e sono in molti a pianificare il ritorno a un festival che ogni anno diventa sempre più magico e colossale, al quale è impossibile non partecipare. Al 2017 Brutal Assault!

Fabiola Santini  (testo e foto)

 

 

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